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29_mostra_calatrava_esMUSEOS DEL VATICANOS

Se abre al público,

el jueves 5 de diciembre,

la exposición “Santiago Calatrava. Las metamorfosis del espacio” montada en los espacios monumentales del Brazo de Carlo Magno, Columnata de la Plaza de San Pedro. La exposición, promovida por los Museos Vaticanos y el Consejo Pontificio de la Cultura y a cargo de Micol Forti, presenta a través de 140 obras la compleja y multiforme producción artística del célebre arquitecto e ingeniero de origen español. Entrada libre a la exposición.

Calatrava Metamorfosa del espacio

PRESENTAZIONE

Antonio Paolucci

Ho conosciuto Santiago Calatrava negli ultimi anni dello scorso secolo. Ero Soprintendente di Firenze a quell’epoca e commissario per la progettazione del nuovo allestimento per il Museo dell’Opera del Duomo, il museo che custodisce i capolavori di Donatello (lo Zuccone, il Geremia), di Lorenzo Ghiberti (la Porta d’Oro), di Michelangelo (la Pietà).

Calatrava orn un’idea innitamente audace e incredibilmente bella, come di una grande ala che sembrava fatta di energia e di luce, cifra simbolica chiamata a dialogare con il campanile di Giotto e con la cupola del Brunelleschi.
Non se ne fece nulla, il progetto non ebbe seguito. Problemi di budget, perplessità da parte delle burocrazie ministeriali e comunali.

Quindici anni dopo quell’idea troppo presto abortita (ma la carriera dei grandi architetti è costellata di progetti mirabili destinati a esiti infausti) oggi, in un’altra mia vita assai diversa da quella di allora, ritrovo Santiago Calatrava nei Musei Vaticani.
Lo ritrovo protagonista di un’antologica della sua intera attività (progetti di architettura ma anche disegni, acquerelli, olii, sculture in legno, in bronzo, in marmo, in alabastro, in metalli vari e in ceramica); mostra voluta con passione e determinazione da Micol Forti e da lei curata, nel Braccio di Piazza San Pietro detto “di Carlomagno”, con la sensibilità critica e la competenza specialistica che le conosciamo.

Ho dunque incontrato di nuovo Calatrava e io considero una bella occasione, una felice coincidenza questo inaspettato incontro. In fondo – diceva il surrealista Breton – quelle che noi chiamiamo coincidenze sono i segni di un ordine sepolto che un giorno ci sarà dato di capire. Era destino che io incontrassi ancora Calatrava forse perché era necessario che io, e con me quelli che visiteranno la mostra, fossimo messi in condizione di capire la poetica che guida e innerva di eleganza, di audacia e di splendore l’opera dell’artista.

Questa volta, dentro gli spazi del Braccio di Carlomagno, nell’efcace allestimento minimalista dell’architetto Roberto Pulitani, attraverso la contaminazione e il rispecchiamento fra il mestiere dell’architetto e quello del pittore e dello scultore, in un uido graco plastico e cromatico continuo, noi possiamo capire che alla base dell’arte di Santiago Calatrava, alla radice dei suoi ponti iperbolici, delle sue stazioni ferroviarie od Opera Houses, così come dei suoi manufatti in bronzo o in palissandro, ci sono lo studio, la valutazione tecnica e inne la trasgurazione poetica delle forze della natura.

Ricordo una lezione tenuta dal Maestro a Roma, nella Sala di Raffaello della Pinacoteca Vaticana, un po’ di tempo fa. Di fronte a un vasto pubblico ammirato e stupito, usando quello strumento supremamente intellettuale che è il disegno a mano libera, Santiago Calatrava ci parlava della crescita del lo d’erba, delle diramazioni dell’albero, del destino progettuale che governa il guscio del mitile, delle proporzioni del corpo umano. E ci faceva capire come quelle linee di forza, quelle tese energie, quegli esiti preordinati e fatali trasmigrassero con semplicità e necessità nei moduli costruttivi dell’architetto.

utto sta in tutto, nel mondo gurativo di Calatrava. Pu persino accadere che l’immagine bizantina della Madre di Dio in trono diventi il mistico ancestrale archetipo che porta al progetto per la chiesa ortodossa di San Nicola a Ground Zero o che l’uovo di Piero della Francesca a Brera trasguri nel Maybe Winter della terracotta percorsa in supercie dalla trama di alberi spogli e come pietricati dall’inverno.

Uno dei più grandi architetti del nostro tempo, il progettista di prodigi costruttivi stupefacenti per bellezza e per ardimento tecnologico ci fa capire con questa sua mostra vaticana che senza un cuore poetico nulla di importante si pu edicare sotto il cielo.