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L’Associazione culturale Made prosegue la sua programmazione con una mostra inedita curata da Daniela Boni , dell’astro nascente della fotografia latinoamericana il messicano José Luis Cuevas, identificato da parecchi critici con il “nuovo documentalismo” ovvero quel tipo di reportage che rompe con i convenzionalismi e fa della fotografia una questione estetica ed espressiva inserendosi a pieno titolo nelle pratiche artistiche contemporanee.

In mostra confluisco due progetti di Cuevas: Nueva Era e La apestosa, ognuno dei quali contribuisce ad illustrare la ricerca del fotografo che attraverso le sue immagini narra, con un frequente ricorso alla poesia, le debolezze dell’essere umano, senza ombra di giudizio etico o morale, ma anzi immedesimandosi spesso nei personaggi ritratti, quasi che una parte di sé fosse davanti e non dietro all’obiettivo.

Nel ciclo la Nueva era Cuevas ha ritratto in giro per il Messico e l’America Latina ciò che egli stesso definisce la “pseudospiratualità”, ovvero le stranezze e le fusioni religiose che hanno sostituito il cattolicesimo imperante sino a qualche anno fa nel quale evidentemente la popolazione locale non si ritrova più. Via libera dunque a sette, nuove divinità, stregonerie, rituali, totemismo, profezie, ufologia e via discorrendo. Il lavoro di Cuevas, la cui attenzione alle immagini sacre e alla devozione risale all’infanzia e all’essere cresciuto con una nonna ferventemente cattolica, è fondamentalmente il tentativo – peraltro ben riuscito! – di catalogare le diverse manifestazioni alla ricerca della “salvezza”. Le paure sono quelle di sempre, ancestrali, rese ancora più terribili dal fatto che oggigiorno siamo troppo “istruiti e documentati” per credere a dogmi tramandati da secoli. Ciò che funzionava per l’umanità centinaia di anni fa non basta più all’uomo contemporaneo. Le domande sono le stesse, ma noi siamo alla ricerca di risposte sempre nuove per alleviare l’horror vacui. La rara bellezza dei ritratti è enfatizzata da un uso sapiente della luce che rende i colori estremamente vividi e palpitanti, in contrasto con l’oscurità dalla quale sembrano provenire i soggetti.

Così come nel progetto fotografico La Apestosa (la puzzolente) in cui Cuevas ha ritratto l’utenza di un bar particolarmente malfamato di Città del Messico, avventori che si dividono in due categorie: prostitute e alcolizzati. Ancora una volta l’occhio del fotografo non giudica e non censura, anzi; egli stesso racconta delle serate passate nel locale, che definisce addirittura un piccolo santuario di fedelissimi all’alcol e al sesso, ad ubriacarsi e incontrare i personaggi che ritrae nelle sue potenti immagini in bianco e nero. La venerazione di alcol e sesso, così come la fiducia nello sciamanesimo, nella stregoneria le profezie e mille altre varie e avariate credenze; l’umanità ritratta da José Luis Cuevas svela in queste immagini la propria debolezza.

TERRENA, sarà visitabile gratuitamente dal 3 ottobre al 10 novembre 2013 presso WE MADE FOR LOVE, in via Lodi 25 E Torino dal martedì al sabato dalle 16.30 alle 20.00 e su prenotazione in altri giorni e orari.

MADE FOR LOVE

TERRENA

di José Luis Cuevas

 

from October 4 th to November 10th, 2013

 

Opening 3 rd october 2013  h. 18.00

 

WE MADE FOR LOVE

Turin

The cultural association Made continues its program with a new exhibition curated by Daniela Boni, hosting the rising star of Latin American photography, the Mexican Jose Luis Cuevas, identified by several critics as belonging to the “nuevo documentalismo” — that kind of reportage that breaks with conventionalism rendering photography an aesthetic and expressive issue, gaining its rightful place in the contemporary artistic practices. 

In this exhibition two of Cuevas’ projects come together: Nueva Era  and La apestosa. Each project  helps to illustrate the photographer’s research, who narrates through his images, with a frequent use of poetry, the weaknesses of the human being without passing any ethical or moral judgment, but rather often identifying himself with the portrayed characters, almost as if a part…

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